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Sostenibilità ambientale
Il fast fashion si basa sulla rapida produzione di capi a basso prezzo, aumentando i consumi di energia e di risorse naturali preziose come l’acqua. E come se non bastasse, l’acqua residua rimane pesantemente inquinata da processi come la tintura, in cui sostanze chimiche spesso vengono smaltite incorrettamente, con gravi effetti sugli ecosistemi acquatici e sulle comunità locali. La cultura dell’utilizzo rapido e poco durevole di capi di bassa qualità porta a una grande produzione di rifiuti tessili, sovraccaricando maggiormente le già strabordanti discariche.
Aspetti sociali ed etici
Fin troppo spesso, l’industria della fast fashion si basa sul lavoro a basso costo in paesi in via di sviluppo, dove i lavoratori vivono in contesti deplorevoli, privi di
sicurezze fisiche e contrattuali, e con stipendi irrisori, in condizioni spesso poco sicure, il tutto a favore di una produzione sempre più veloce. Questo spesso sfocia in vere e proprie catastrofi industriali, con pericolosi collassi e incendi. Come se queste condizioni non fossero sufficientemente degradanti, fin troppo spesso sentiamo storie di sfruttamento minorile per supportare la catena produttiva veloce, violando standard etici e diritti umani a favore di una produzione sempre più frenetica. In tutto ciò, a complicare maggiormente le cose, si aggiunge la mancanza di trasparenza della maggior parte delle aziende di fast fashion, ostacolando la garanzie di pratiche etiche e sostenibili. Anche la disuguaglianza di genere nel mondo della moda rimane un tema altamente legato ai problemi di sfruttamento e di lavoro dignitoso.
Le abitudini dei consumatori
È chiaro che l’industria del fast fashion dipenda dalle abitudini dei consumatori, e allo stesso tempo è chiaro come agisca in modo da alimentare quelle
convenienti per se stessa: trend sempre nuovi a frequenza quasi settimanale, capi alla moda a prezzi bassissimi, che durano meno di quanto costano, portando ad acquisti sempre più frequenti e ad accumuli di rifiuti sempre maggiori. Il prezzo di questa frenesia è pagato dei lavoratori, sottoposti a pressioni insostenibili in condizioni di sfruttamento, necessariamente la qualità del prodotto finale.
Alternative e soluzioni
Ma esistono soluzioni a queste problematiche? Ne abbiamo già discusse alcune, e ne vedremo altre nei prossimi articoli, ma sicuramente l’alternativa per antonomasia alla moda veloce è la moda lenta, dando priorità alla qualità rispetto alla qualità, scommettendo su design senza tempo e non effimeri. Sicuramente, poi, l’educazione dei consumatori ricopre un ruolo significativo nell’immaginario di un futuro più sostenibile: aumentare la consapevolezza di tutti sugli impatti ambientali e sociali della moda veloce, rendendoci pronti a prendere decisioni e adottare abitudini più consapevoli e attente ai problemi ambientali ed etici. Ridurre, riutilizzare, riciclare. E noi siamo qui per questo: per aiutare noi tutti a educarci, insieme.
Per contrastare lo spreco, l’inquinamento e i problemi sociali, dovremo tutti cambiare la nostra mentalità.
La moda non è effimera, bensì un investimento a lungo termine. Dovremo quindi consumare i materiali in modo più consapevole attraverso la riduzione, il riutilizzo e il riciclo. Seguiteci per non perdervi altri consigli, suggerimenti e riflessioni 🙂
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